Quattro sì su cinque domande. Così Pamela Genini, la 29enne uccisa martedì scorso a Milano dall’ex compagno Gianluca Soncin, a settembre 2024 rispondeva al questionario di valutazione del rischio violenze consegnato dall’ospedale di Segrate. Lì, infatti, si era rivolta la vittima dopo un ennesimo episodio di violenza, avvenuto però a Cervia, nel quale Soncin, secondo le ricostruzioni uscite in questi giorni, le aveva rotto un dito.

“Crede che lui sia capace si ammazzarla? Sì. La violenza fisica è aumentata di frequenza e gravità negli ultimi 6 mesi? Sì. Ha mai usato un’arma o l’ha mai minacciata con un’arma?. Sì. Lui è fortemente e costantemente geloso di lei? Sì”. Pamela risponde negativamente solo alla domanda su eventuali percosse in gravidanza, dato che non è incinta.

A entrare in possesso del documento è il Corriere della Sera. Quel giorno, il 3 settembre 2024, la 29enne resta in pronto soccorso per cinque ore. Al triage viene classificata come “priorità 2, urgenza”, soprattutto per il motivo dell’accesso, segnalato come “abuso maltrattamento violenza di genere”. Secondo le linee guida, riporta ancora il quotidiano di via Solferino, una risposta affermativa a tre delle cinque domande indica un “elevato rischio di reiterazione della violenza” e richiede l’attivazione della protezione.