Il referto dell'ospedale della bergamasca e i carteggi tra i carabinieri di Seriate e i colleghi di Cervia sono già arrivati alla Procura di Milano e confluiti negli atti dell'inchiesta sull'omicidio di Pamela Genini, 29 anni, uccisa martedì scorso con oltre trenta coltellate dall'ex compagno Gianluca Soncin. Primo passo dei pm è ricostruire nel dettaglio gli episodi di violenza subiti dalla giovane in un anno e mezzo di relazione con il suo assassino, poiché «la voce della vittima - come rileva il gip Tommaso Perna - è stata affidata all'amico Francesco». Con un'eccezione che avrebbe potuto cambiare il corso degli eventi: «Temo che lui possa ammazzarmi», ha detto Pamela ai medici di Bergamo il 4 settembre 2024. Nonostante ciò il codice rosso non è stato attivato e gli inquirenti intendono approfondire tutti i passaggi e le possibili falle.
Il 3 settembre di un anno fa, nel suo appartamento di Cervia, Soncin aggredisce Pamela. Lei il giorno dopo fugge da un'amica a Bergamo e va al pronto soccorso di Seriate dove, per la prima e ultima volta, parla con i sanitari. «Mi ha buttato a terra, colpita alla testa con calci e pugni, trascinata per i capelli per diversi metri», racconta. Ha un dito rotto, lui le ha scagliato addosso un oggetto. La sua cartella clinica riporta, come motivo dell'accesso, «abuso maltrattamento violenza di genere/fragilità» e come da protocollo le viene sottoposto un questionario con cinque domande. «Crede che lui sia capace di ammazzarla?» e lei risponde di sì. «La violenza fisica è aumentata di frequenza e gravità negli ultimi 6 mesi?», un altro sì. «Ha mai usato un'arma o l'ha mai minacciata con un'arma?», risposta affermativa come al successivo quesito «lui è fortemente e costantemente geloso di lei?». I medici avvertono i carabinieri di Seriate, che inviano il referto a Cervia per competenza territoriale e contattano la Genini, la quale però non vuole sporgere denuncia. Il codice rosso può scattare anche senza querela della persona offesa, ma in presenza di lesioni non inferiori a venti giorni. E Pamela viene dimessa con prognosi di venti giorni esatti. Qui il suo caso si perde: non viene aperto alcun fascicolo in Procura, né viene catalogato nel sistema di monitoraggio dei reati spia e non parte nemmeno un alert alle questure per valutare eventuali misure preventive nei confronti dell'aggressore come l'ammonimento. Nelle banche dati il nome di Soncin non compare, c'è solo quello di Genini in riferimento a una «presunta violenza di genere» subita a Cervia il 4 settembre 2024». Il rapporto di quell'intervento è contenuto in un'annotazione di servizio: la donna non presentava sul corpo segni evidenti che facessero pensare a colpi ricevuti. E chiamata in disparte, lei avrebbe minimizzato e negato l'avvenuto, benché sia stata raccolta la testimonianza di una vicina che ha udito le urla. Ora questa catena di eventi sarà ricostruita dagli inquirenti, sia nel perimetro dell'inchiesta in corso su Soncin ma anche per fare luce su eventuali sottovalutazioni.












