È“una famiglia che ama e vive per il cibo” quella di Ernesto Iaccarino. A definirla così è proprio lui, lo chef che ha ereditato tutti i valori del “Don Alfonso 1890”. Che non è (solo) un ristorante stellato a Sant’Agata sui due Golfi, nel cuore della penisola sorrentina, che tanti anni fa ha portato l’eccellenza della cucina e dell’ospitalità al Sud. Ma che è davvero un affare di famiglia, nel senso più bello e “buono” del termine. Un modello fatto di autenticità e culto dell’accoglienza, di materie prime di altissima qualità e desiderio di far sentire i clienti a casa. E che non si ferma ai confini nazionali. Non solo per la clientela internazionale, affezionata, che vi ritorna sempre. Ma per la presenza dei ristoranti Don Alfonso in tutto il mondo. Abbiamo chiesto allo chef Iaccarino junior, che sarà sul palco a “C’è + gusto” a Bologna, di raccontarli.
L’APPUNTAMENTO
L’Arena della pizza, ospiti e sorprese a Bologna
Quanti sono i vostri ristoranti oltre frontiera?
“Sono sei, ci sono i fine dining Don Alfonso 1890 e i Casa Don Alfonso che sono ‘casual’. Due si trovano in Cina a Macao, poi in Nuova Zelanda a Hikurangi, in Canada a Toronto, in Portogallo a Cascais, negli Usa a Saint Louis. In Italia oltre a quello di Sant’Agata ce n’è un altro a Lavello, in Basilicata. Il primo all’estero? Casa Don Alfonso a Macao, aperto nel 2007. Ricordiamo ancora quando nel 2006 Alan Ho, responsabile del gruppo cinese, venne per la prima volta a Sant’Agata a cena. E subito dopo convocò tutta la famiglia per parlare di una possibile apertura in Cina. Ci disse che aveva fatto un giro in Italia per ristoranti stellati e ne stava cercando uno che potesse rappresentare il made in Italy. Entusiasti della proposta, l’anno dopo lo aprimmo. L’ultimo è stato, due anni fa, il Don Alfonso 1890 sempre a Macao. Il prossimo ci piacerebbe aprirlo in Arabia Saudita”.






