Hanno vissuto l’attacco, hanno visto morire amici, colleghi, persone care. Hanno temuto ogni giorno per la propria vita. Per due anni sono rimasti in prigionia, rinchiusi in bunker sotterranei, senza luce, senza cibo sufficiente, con la paura costante di morire. Per i venti ostaggi israeliani rilasciati da Hamas, tornare in libertà non significa automaticamente tornare alla vita. Ma mentre queste persone vengono accolte e sostenute, a Gaza, migliaia di civili hanno perso tutto: case, famiglie, accesso al cibo, all’acqua, alle cure. Molti bambini cresceranno senza genitori, gli adulti sopravvivono sotto le macerie fisiche e psicologiche.
Il trauma non ha nazionalità. Colpisce chi è stato prigioniero e chi è rimasto sotto assedio. Colpisce chi ha perso la libertà e chi ha perso tutto il resto. Gli ostaggi israeliani e i palestinesi senza più una casa, riusciranno mai a superare il trauma?
Così il cervello spazza via i brutti ricordi
DALLA NOSTRA INVIATA VALERIA PINI
14 Maggio 2025











