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7 OTTOBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 8:13
Due anni desiderando che il 7 ottobre non fosse mai successo. Due anni di un lungo 8 ottobre: genocidio, sfollamento, cancellazione dei nostri ricordi e della nostra identità di palestinesi. Due anni in cui la strada per tornare a casa è diventata un viaggio di sfollamento – da un rifugio all’altro e da una tenda all’altra – fino a quando sono finita in esilio, scoprendo un mondo che non avevo mai conosciuto nei 24 anni trascorsi sotto assedio a Gaza. Due anni di code per il cibo e l’acqua, di attacchi aerei che hanno raso al suolo case, quartieri, paesi, città, scuole e università della Striscia. Due anni di complicità internazionale con un regime fascista che continua a commettere genocidio contro un popolo disarmato. Due anni di paura (e questa continua ancora) per la sopravvivenza della mia famiglia, dei miei cari, dei miei amici rimasti là. Due anni passati a raccontare il genocidio da reporter. Ho avuto la fortuna di sopravvivere alla morte più e più volte, ma tanti altri non l’hanno avuta questa fortuna nel lungo 8 ottobre.
Bambini che sono invecchiati prima del tempo. Mia sorella Rola è cresciuta di due anni durante il genocidio; ricordo quando siamo stati costretti ad abbandonare la nostra casa ad al-Mughraqa: lei aveva solo due anni e non sapeva ancora parlare; oggi ne ha quattro: sa cosa significa vivere in una tenda invece che in una casa, conta le fette di pane prima di mangiare e chiede a mia madre: “Mamma, c’è del pane?”. In questi due anni ho perso i miei quattro cugini piccoli, uccisi insieme. La loro sorella, la piccola Saja, ora ha bisogno di cure mediche per le sue ferite. Per due anni ho lavorato con i bambini nei campi, osservando i loro volti pallidi e corpi fragili, ascoltando le loro richieste per i diritti più elementari dell’infanzia; sanno riconoscere il rumore dei diversi aerei, memorizzare percorsi che non portano alle loro case ma alle tende di stoffa che non proteggono né dal caldo dell’estate né dal freddo dell’inverno. Hanno dimenticato il significato della scuola, dell’appello mattutino e dei dolci caldi preparati dalle loro madri.







