Un urlo di commozione e felicità, con in sottofondo la canzone che ripete "Bring 'em home" riportateli a casa, li ha accolti ad ogni loro apparire sui monitor istallati a piazza "degli ostaggi" a Tel Aviv, dove da mesi si raccoglie la folla dei familiari dei rapiti, che ora freme per riabbracciare i propri cari. Dopo la liberazione per i sopravvissuti é previsto un protocollo di assistenza ospedaliera e psicologica in ambienti clinici specializzati predisposti per loro: nomi sulle porte, stanze con lenzuola, coperte, pigiami, asciugamani e pantofole portati da casa in modo che si sentano il più possibile in un posto familiare. Ed ancora cibo speciale per lenire malnutrizione e disidratamento. Poi controlli ed esami medici a cominciare dall'individuazione e dalla neutralizzazione degli eventuali coaguli di sangue nelle gambe e nei polmoni perché sono stati per lunghissimo tempo sempre fermi. Ma più che per le ferite fisiche è fondamentale l'assistenza psicologica per avviare l'elaborazione dei profondi e persistenti traumi subiti e per avviare il recupero della consapevolezza esistenziale crollata perché la loro fiducia nel mondo era andata in frantumi.
Gaza, liberati tutti gli ultimi 20 ostaggi rimasti in vita. Festa in Israele e tributo a Trump
Resuscitati. Restituiti alla vita dalle tenebre di Gaza, sopravvissuti all'inferno di Hamas. Questa l'impressione che suscitano quando i primi...











