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11 OTTOBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 9:06
La firma di un’intesa per il cessate il fuoco israeliano su Gaza, con l’avvio di uno scambio di prigionieri tra Israele ed Hamas, è una piccola cesura su questi due anni di assedio, in attesa di capire la sua sostenibilità nel tempo. Il primo dato, che buona parte degli osservatori sembrano dare per scontato o sottovalutare, è proprio la sopravvivenza, ed in qualche modo la riaffermazione di Hamas. Se è vero, come racconta il negoziatore israeliano Gershon Baskin, che questa intesa nei suoi punti principali era stata proposta già un anno fa, quando fu recepita dal gruppo islamista palestinese ma rigettata da Tel Aviv, che riprese i bombardamenti al fine di “distruggere completamente Hamas”, pur al rischio di lasciare indietro gli ostaggi israeliani, il fatto che ad ottobre 2025 ci siano ancora i negoziatori di Hamas a raggiungerla, ed Hamas stessa abbia ottenuto uno scambio di prigionieri, segnala che l’obiettivo israeliano di “distruggerla” è definitivamente fallito. Pur al netto del crescente isolamento dei membri del Consiglio della Shura di Hamas stessa, i cui sponsor e interlocutori in Egitto e in Qatar sono sempre più preoccupati di essere nuovamente oggetto di futuri bombardamenti israeliani sul proprio territorio, come accaduto un mese fa a Doha.













