La prima fase dell'accordo su Gaza procede senza intoppi ed anzi potrebbe esserci un'accelerazione. Dopo l'entrata in vigore del cessate il fuoco e il parziale ritiro dell'Idf, gli israeliani hanno iniziato a spostare i detenuti palestinesi con lunghe condanne da scambiare con i 48 ostaggi, che dovrebbero essere rilasciati da Hamas tra domenica notte e lunedì mattina. In tempo per l'arrivo in Israele di Donald Trump e per la firma ufficiale dell'intesa, in Egitto. Nel frattempo sono arrivati in Israele i 200 militari Usa che dovranno monitorare la tregua, anche se non verranno schierati nella Striscia, ha chiarito il capo di Centcom. E per gli sfollati che rientrano tra le rovine dell'enclave, 500mila finora, l'Onu ha ricevuto l'autorizzazione a riprendere l'invio di aiuti e i primi camion sono entrati.
Uno stop è arrivato invece da Hamas sulla seconda fase del piano. La fazione afferma che un suo disarmo "è fuori discussione». Le autorità israeliane, a tregua in vigore, hanno radunato in due prigioni i circa 250 «detenuti per la sicurezza», inclusi cioè gli ergastolani, che saranno parte dello scambio. Un gruppo, trasferito nel penitenziario di Ketziot, sarà rilasciato a Gaza attraverso Rafah. Un altro, che andrà in Cisgiordania, si trova nella struttura di Ofer. Nel frattempo anche Hamas sta radunando gli ostaggi, ha fatto sapere Trump. Secondo una fonte della Cnn, i rapiti israeliani (di cui una ventina ritenuti ancora vivi) dovrebbero essere consegnati in diverse località con una tempistica non ancora definita. Il termine di 72 ore fissato nell'accordo è lunedì a mezzogiorno ma lo scambio potrebbe avvenire diverse ore prima. Nel frattempo a Gaza prosegue il flusso di ritorno dei palestinesi fuggiti dai combattimenti, che rientrano a Gaza City e Khan Younis per verificare le condizioni delle loro case, per lo più distrutte, mentre prosegue la ricerca di corpi tra le macerie. Secondo la protezione civile gestita da Hamas 150 cadaveri sono stati recuperati nelle ultime ore e mancano all'appello altre 9.500 persone. Il segnale positivo è che l'Onu potrà riprendere a consegnare gli aiuti umanitari: 170.000 tonnellate che sono già state posizionate in Giordania ed Egitto.












