L’autunno è il periodo dell’anno in cui tra le colline delle Langhe si sentono parlare più lingue che sulla Torre di Babele, americano e giapponese, francese e coreano. Non solo per le strade di Alba, ma anche in cittadine da un migliaio di abitanti o giù di lì come Treiso, Isola d’Asti o Santo Stefano di Belbo, a ottobre e novembre si riversano centinaia e centinaia di turisti.
Convergono tutti qui da ogni angolo del mondo a caccia del tartufo bianco, il diamante d’Alba considerato tra i tesori più preziosi della gastronomia internazionale per il prezzo che si aggira attorno ai 3mila euro al chilo. Anche se il dato lascia il tempo che trova perché, come mai se ne mangerebbe a chili proprio come il caviale. A differenza delle uova degli storioni che si allevano, il tartufo bianco è ancora più raro e richiesto perché non si può coltivare ma cresce solo spontaneo in natura, a differenza delle varietà nere.
Egg pasta dish, typical Italian, with fine white truffle grated on top. Concept of: gourmet cuisine, truffles, Italian pasta, fine dishes.
Il Tuber magnatum pico, nonostante l’assonanza del nome botanico con la famiglia di tuberi, patate e radici, è in realtà un fungo ipogeo, che cresce sotto terra spontaneamente in un favorevole ambiente appenninico, di solito alla base di alberi come noccioli, pioppi, querce, salici e tigli. Per legge lo si può, p meglio possono solo i trifulau autorizzati, raccogliere a partire dal capodanno del Tartufo, il 21 settembre, fino a tutto gennaio. Ma in realtà il periodo caldo coincide non a caso con quello Fiera internazionale del tartufo bianco d’Alba, che per la 95° edizione va dall’11 ottobre all’8 dicembre, con l’Immacolata che chiude la stagione come da tradizione.












