Bruttino, ma irresistibile. Fragile, da proteggere su più fronti. Capace di veicolare cultura a più livelli. Il tartufo bianco d’Alba non smette di esercitare il suo magnetismo su milioni di persone nel mondo, di cui oltre 600mila l’anno scorso sono andate a rendergli omaggio a casa sua, in occasione della sua festa grande. Presentando la 95° edizione della Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba, a Milano, tutti hanno sottolineato che il fascino è qualcosa di impalpabile, specialmente nel caso del tartufo.

Nella descrizione ironica di Mauro Carbone, direttore del Centro Nazionale Studi Tartufo, “Il tartufo è di aspetto orribile, se ne sta nascosto sotto terra, incastrato fra le radici di una pianta; ma la sua presenza colpisce l’olfatto, attira gli animali, e così il fungo può essere individuato ed estratto, e le spore possono viaggiare e riprodursi”. Un approccio diverso, ma la stessa conclusione, nelle parole di Davide Oldani: “ll tartufo è profumo”, ha detto lo chef stellato di D’O e Ristorante Olmo.

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Per dare un tocco regale a un piatto, dice, basta qualche fettina (magari tagliata sottilissima con il suo XFetta, che si legge “per fetta”, il tagliatartufo infallibile che Oldani stesso ha brevettato nel 2019), non è indispensabile metterne una montagna. Perché ci si inebria annusandolo, ed è così che la ricetta acquista valore, poi masticarlo è meno rilevante. Risultato, anche il tartufo può far parte della cucina pop, come le patate, le cipolle e i broccoli.