Ci sono parole che nutrono e piatti che parlano. Gesti che diventano regole e profumi che si trasformano in poesia. Perché il cibo comunica: con la sua estetica, con i gesti di chi lo prepara, con le storie di chi lo serve e lo consuma. È un discorso che coinvolge tutti i sensi, un linguaggio che si ascolta con il naso, si legge con gli occhi e si comprende con il palato.

“Il cibo è un linguaggio universale”, scriveva Claude Lévi-Strauss, che vedeva nella cucina “una forma di traduzione culturale della natura”. Non è un caso che le ricette vengano “tramandate”, che si parli di “grammatica” della cucina o di “dialetti” gastronomici: ogni piatto è un messaggio, un codice che dice chi siamo e da dove veniamo. In questo senso, cucinare è una scrittura collettiva, e mangiare diventa un atto di lettura che ci fa sentire parte di una comunità. È di questo che ci occuperemo a Bologna il 18 e 19 ottobre, con la nuova edizione di C’è +Gusto, il festival de Il Gusto dedicato ai “linguaggi del cibo”. Per due giorni la città diventa una grande agorà del gusto, un luogo in cui la gastronomia non è solo materia da assaggiare, ma soprattutto da ascoltare, tradurre e decifrare.

Il Festival

"C'è + Gusto a Bologna" 2025: la grande festa alla scoperta dei linguaggi del cibo