Per anni ho ricevuto le mail destinate a una mia omonima. C’era quest’altra Giulia Pilotti, da qualche parte, che sembrava avere una vita molto diversa dalla mia. Mentre io bevevo gin tonic a stomaco vuoto per assicurarmi di sbronzarmi con la maggiore efficacia possibile, lei aveva un figlio all’asilo. Lo so perché nonostante le mie numerose richieste di correggere la mailing list, l’asilo continuava a mandarmi aggiornamenti sui bambini iscritti. Ogni tanto l’altra Giulia Pilotti veniva convocata per una riunione, spesso scrivevano solo per avvisare i genitori che nella classe dei bimbi piccoli, medi o grandi, c’era stato un caso di Mani-Bocca-Piedi, e io mi rallegravo dei miei gin tonic, di non sapere cosa fosse la Mani-Bocca-Piedi e di non avere figli piccoli, medi o grandi di cui occuparmi. Ero giovane e libera ed ero convinta che se ci fosse stata una gara tra le Giulie Pilotti del mondo io ne sarei uscita vittoriosa, come la Giulia Pilotti con la vita migliore. Oggi, non troppi anni più tardi, sono anch’io una Giulia Pilotti con un figlio all’asilo e ricevo correttamente (ma non meno malvolentieri) bollettini quotidiani sulle epidemie di Mani-Bocca-Piedi, su cui ora sono edotta mio malgrado.