È il momento di fare dei bilanci. Perché mentre cerchi di conoscere la creatura che hai messo al mondo, in verità stai conoscendo te stessa

di Giulia Pilotti

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A un anno dalla nascita di mio figlio e quasi altrettanto tempo dall’inizio di questo diario di maternità, forse è il momento di fare dei bilanci. Ho raccontato questi mesi nel tentativo di rendere conto degli slittamenti, dei cambiamenti radicali e di quelli più impercettibili, dei dubbi e delle manie, delle intime rivoluzioni che nel primo periodo da madre – a fronte di un ruolo che si sta assumendo per il resto della propria esistenza – inevitabilmente ho registrato. Si mette al mondo una piccola persona nuova di pacca e mentre pensiamo di doverla conoscere, in verità stiamo conoscendo noi stesse, le nostre paure, la nostra forza, la nostra capacità limite di notti senza sonno e capezzoli crepati. Io ancora oggi sono costantemente sbilanciata tra il ritrovarmi nuova e uguale a sempre: forse sono quella di prima, solo con meno tempo libero.

Il cervello di una donna con la maternità si modifica, e non per diventare più scemo, come si sente dire a proposito del Baby Brain, ma questo è un dato di fatto. L’altro cambiamento oggettivo è quello del corpo: dal momento in cui una donna rimane incinta il suo corpo si modifica infinite volte, diventa di tutti, in condivisione perpetua con l’umano che vi cresce dentro, con i medici che lo visitano, con il tocco degli sconosciuti che dicono “posso?” e hanno già una mano in fuorigioco. Mentre cambiamo forma e colore, ci chiediamo se mai torneremo come prima. Ora che sono tornata come prima però ci sono volte in cui mi sorprendo a riflettere su una domanda diversa: che aspetto dovrebbe avere una madre?