“Quando ho visto mio figlio per la prima volta ho capito che la mia famiglia era importante”, racconta il nostro lettore. La psicologa: “Il ruolo paterno gli ha dato l'opportunità di ricontattare il suo essere figlio”

di Veronica Mazza

“Per anni ho scelto la distanza, convinto che tagliare i rapporti con la mia famiglia fosse l’unico modo per proteggermi. Crescere con genitori che non accettavano le mie scelte, che sognavano un figlio medico pronto a seguire le orme del padre, giudicandomi un perdente perché facevo sogni diversi, mi ha segnato profondamente. Mi sono allontanato presto da casa, trasferendomi in un’altra città, e da allora non ho più mantenuto contatti con loro. Ho tagliato i ponti, in maniera decisa. E per molto tempo, ammetto, mi sono sentito libero, autonomo. Anche se dentro di me c’era un vuoto, che cercavo di ignorare”. Inizia così la mail arrivata in redazione firmata Giovanni L., un attore e regista di 33 anni, che vive a Roma. “Tutto è cambiato con la nascita di mio figlio Edoardo. Vederlo per la prima volta mi ha fatto capire quanto le mie origini fossero importanti, quanto la famiglia dovesse essere un aiuto, un qualcosa cui tornare, anziché un ostacolo. Quando mio figlio è venuto al mondo, sono rinato anche io”. Se volete raccontare la vostra storia perché venga pubblicata, previa valutazione della redazione, potete scrivere una mail a rinascite@repubblica.it