La nostra lettrice racconta come la figlia la faccia sentire in colpa perché, dopo 13 anni da mamma full time, ha sentito il desiderio di rimettersi in gioco professionalmente

4 minuti di lettura

Monica (il nome è di fantasia) è una mamma che, dopo una lunga pausa, è tornata a lavorare: “Quando è nata Emma, che oggi ha 13 anni, d’accordo con mio marito, ho lasciato il mio lavoro di assistente regista per occuparmi unicamente di lei. Non è stato facile rinunciare alla mia indipendenza economica, passare da un lavoro adrenalinico alle pappe e ai pannolini, ma ritenevo importante essere presente per mia figlia”. Adesso che la ragazza è cresciuta, Monica ha sentito il desiderio di rimettersi in gioco professionalmente: “L’ho fatto per diverse ragioni, mi si era presentata l’occasione di rientrare e non volevo chiudermi definitivamente la porta alle spalle, non da ultimo per una questione economica, rinunciare alla mia indipendenza finanziaria in tutti questi anni mi è pesato molto”, spiega. Il problema, inatteso, si è manifestato con Emma: “Non ha preso bene il fatto che sia tornata a lavorare, perché il mio lavoro mi porta in trasferta lontano da casa, a volte anche all’estero, quando devo seguire una produzione”. A seconda degli impegni, dunque, capita che Monica debba assentarsi per due o tre settimane. “Emma ha iniziato a criticare la mia scelta, a volte apertamente, a volte semplicemente con un comportamento ambivalente. Per esempio, mi ringrazia se le preparo il suo piatto preferito per cena salvo dirmi che non ha mangiato niente di buono quando ero via”. Monica si sente ferita dalle critiche di sua figlia: “Frasi come questa mi fanno dubitare di me stessa, mi chiedo che tipo di madre sono”.