Sono sempre stato pigro, accidioso, con il vessillo dello spleen che mi sventola sempre sulla testa, poi con gli anni si diventa un po’cinici, viene da pensare “che vada alla malora questo mondo che crede solo nel Mercato e se ne fotte della vita umana”, e quindi avrei voluto starmene a letto a leggere Spinoza, De Finetti, Steinbeck, Darwish, e invece mi arriva un messaggio da mio fratello Roberto “Ricky, sveglia, andiamo alla manifestazione per la Palestina“.
Porca vacca! Che cosa cambia se ci sono o non ci sono? Che cosa
cambia nel mondo? Vinceranno sempre gli interessi economici. Non c’è speranza. Eppure mi alzo, faccio la doccia, carico la batteria della videocamera, accendo il computer e scrivo un aforisma in tema con la mia decisione di andare: La coscienza non ha bisogno di esami, ma di lotta. Lottare, lottare sempre. Letto, lotta, lutto. La vita in sintesi.
Prendo la bicicletta e raggiungo mio fratello, pedaliamo verso la manifestazione. Ci fermiamo a fare colazione da Marchesi, il privilegio dei privilegiati senza bombe. Mi viene in mente il passo di Darwish, poeta e scrittore palestinese, che durante il bombardamento di Beirut nel 1982 si prepara il caffè come un rito sacro, anche sotto le bombe e il pericolo costante di finire sotto le macerie, ma preferisce morire avvolto dall’aroma di caffè, per sentirsi ancora umano e non bestia in pericolo.














