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Ultimo aggiornamento: 12:22 del 23 Settembre
di Lucio Aquilina
A Milano, durante una manifestazione a sostegno del popolo di Gaza e contro il genocidio in corso, alcuni partecipanti hanno distrutto l’ingresso della Stazione Centrale. Un episodio grave, che rischia di oscurare il senso profondo delle mobilitazioni e di delegittimare agli occhi dell’opinione pubblica un movimento che, invece, ha radici autentiche e giuste: la richiesta di fermare la violenza, di proteggere i civili, di ridare centralità alla pace.
Non è la prima volta che la rabbia e la frustrazione, alimentate dalle immagini quotidiane di morte e distruzione, si trasformano in gesti autolesionistici. Ma occorre dirlo con chiarezza: azioni di questo tipo finiscono per spostare il dibattito dal massacro di Gaza ai vetri rotti di una stazione italiana. Invece di concentrare l’attenzione sulla tragedia umanitaria, costringono i media e le istituzioni a parlare di ordine pubblico e sicurezza, fornendo alle destre argomenti facili per bollare l’intero movimento come violento ed estremista.













