Piove di tutto dal cielo milanese. E non è solo acqua. Sono sampietrini. Sono blocchi e piastrelloni di marmo. E poi, bottiglie di vetro, cestoni dei rifiuti, biciclette, vasi, sassi. A scandire il tempo è lo sparo ritmato dei lacrimogeni. Uno dietro l’altro. L’aria irrespirabile non spegne la guerriglia. Alimenta invece la rabbia. Di chi indietreggia solo per fare il carico di «munizioni». La marea torna ogni volta a salire più forte. Le sassaiole infinite respingono verso la stazione Centrale, gli uomini delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa, stremati da già oltre un’ora di scontri contro centinaia di manifestanti. S’avanza. E s’arretra. Di continuo. Per un’ora, e più. Anche a costo di perdere il terreno guadagnato.