Il libro della secondogenita del grande autore russo è un viaggio nella vita del padre e nella tragedia della sua vecchiaiadi Claudia Gualdanalunedì 6 ottobre 2025 (Libero)4' di letturaLe famiglie felici si somigliano tutte, le famiglie infelici lo sono ognuna a suo modo»: sono le prime parole di Anna Karenina di Lev Tolstoj, l’immenso romanziere russo. Immenso in quanto di grandezza quasi immensurabile, come le pianure di Guerra e pace, il suo capolavoro, in cui i teatri di guerra sono giganti assopiti sulla terra i cui confini si disperdono nell’orizzonte. Con Dostoevskij, per noi Tolstoj è la Russia. Quella che abbiamo creduto di conoscere attraverso la sua letteratura, non quella di oggi, che percepiamo come una minaccia. Ma forse per capirla, al di là delle amare contingenze, è lì che dobbiamo tornare. E a proposito di famiglie che sono tutte felici allo stesso modo, ma divergono non poco quando soffrono, nulla è meglio di Anni con mio padre della figlia, Tatiana Tolstoj (Ed. Bibliotheka, p. 362, €19), in cui i tratti del dolore di Tolstoj sono descritti con un candore e un amore filiale che commuovono.IL MATRIMONIO

«L Chi non conosce la biografia del sommo russo, difficilmente può capire perché un uomo che ha avuto tutto dalla vita debba soffrire. Perché Tolstoj, nato nel 1828 nella tenuta della sua blasonata famiglia a Jasnaja Poljana, per diventare un bel giovane che si dà alla pazza gioia negli anni verdi, quindi si pente degli eccessi e sposa Sofja Bers, la giovane figlia del medico di corte dello zar, la vita è riuscito a complicarsela come pochi altri. I due si amavano davvero, tanto che si sposarono solo dopo una settimana di fidanzamento ed ebbero tredici figli. I primi anni insieme sembrano una favola, con i bambini che crescono felici in uno scenario incantato e Sofja, detta Sonja, che del marito diventa la segretaria particolare ricopiando a mano i suoi capolavori e all’occorrenza consigliandolo. Poi qualcosa si spezza, soprattutto dopo la morte di tre dei loro bambini.Ma una promessa d’infelicità c’era fin dall’inizio. Sonja era cresciuta tra le luci scintillanti del Cremlino, a Mosca ogni sera c’erano un ballo, un ricevimento, un’opera a teatro, e non le era facile abituarsi al silenzio di Jasnaja Poljana, da dove Tolstoj non intendeva muoversi. In verità avranno un periodo moscovita, per consentire ai ragazzi di studiare e di farsi una vita, ma l’anima dello scrittore rimane in quella landa punteggiata di campi e di vasti boschi, che abbiamo visto alle spalle del romanziere nelle sue rare fotografie.