Richiami a Don Chisciotte e al principe Myskin. Riferimenti a Sartre, Dostoevskij e Kafka. I grandi della letteratura si “accomodano“ nell’universo narrativo di Dario Ferrari, viareggino, 44 anni, caso letterario con La ricreazione è finita e ora in libreria con L’idiota di famiglia (Sellerio), diventando parte della storia. Insieme al gesto di cura, inteso come il delicato strumento per accedere e comprendere l’altro, e dove il linguaggio, le parole si fanno vero e proprio personaggio della storia.
Ferrari: il libro richiama, fin dal titolo, Dostoevskij e Sartre. Il suo protagonista vive all’ombra di un padre kafkiano oltreché dostoevskijano. La grande letteratura è l’ispirazione che indica la via?
"Senza dubbio la grande letteratura indica la via. Nel mio caso però non direi che funziona da ispirazione, ma in un certo senso al contrario, e cioè che la narrazione, procedendo per la sua strada, incontra – o piuttosto evoca – dei giganti della letteratura che una volta evocati non possono più essere lasciati da parte, e finiscono per diventare un pezzo della storia, a interagire con i personaggi e con il tessuto della narrazione. In questo caso in realtà il primo che si è accomodato nel romanzo è stato Don Chisciotte, che poi, in corso d’opera, è dovuto entrare in condominio con il principe Myskin di Dostoevskij. Sartre e il suo Idiota di famiglia invece sono arrivati solo alla fine, e però hanno gettato una luce nuova e inaspettata su tutto il libro".










