Le alluvioni sono sempre più frequenti, anche in Italia, a causa dell’instabilità climatica in aumento. Talvolta, però, un evento estremo può essere all’origine di una svolta. Il 2 luglio 2011 una tempesta torrenziale si abbattè su Copenaghen, causando danni per oltre 2 miliardi di dollari. Il disastro fu il campanello d’allarme che ha spinto la capitale danese a trasformarsi in una “città spugna”, con un vasto programma di riassetto del paesaggio urbano per assorbire meglio i nubifragi. Alcune città, come Londra o Berlino, beneficiano di caratteristiche naturali, grandi parchi e spazi verdi che aiutano a drenare rapidamente l’acqua in eccesso. Altre, come Copenaghen, devono progettare attivamente soluzioni in risposta alle minacce climatiche, ampliando gli spazi verdi e le infrastrutture innovative.

Milano si fa avanti

Questa “spugnosità”, ovvero la capacità di assorbire l’acqua piovana senza danni per i propri abitanti, è ormai un indicatore chiave della resilienza climatica di un’area urbana, infatti anche nella città metropolitana di Milano sono in corso ben 90 interventi in 32 Comuni per prevenire le alluvioni. Il progetto, realizzato in collaborazione con il gruppo Cap, è finanziato con oltre 50 milioni di euro dal Pnrr e arriverà a conclusione a marzo 2026. A oggi sono 30 i cantieri conclusi e 19 quelli in corso d’opera, ma per adesso non hanno ancora risolto il problema delle esondazioni del Seveso e del Lambro, come si è visto la settimana scorsa.