Il dumping fa perdere ai lavoratori fino a 12mila euro
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Un lavoratore "può perdere fino a 12.200 euro l'anno" se il suo contratto nazionale non è tra quelli più rappresentativi. E i contratti pirata pesano anche sulle casse dello Stato, generando "minore gettito complessivo pari a 553 milioni": lo certifica lo studio di Confcommercio sul dumping contrattuale nei settori terziario e turismo, presentato ieri a Roma.In tempi di bassi salari, il tema è più che mai d'attualità e vede tutte le principali sigle associative schierate contro la pirateria contrattuale. Ma attenzione: non si tratta di portare acqua al mulino del salario minimo. Il punto sta nella scarsa rappresentatività di quei sindacati che chiudono accordi nazionali con aziende che ne approfittano. Il salario minimo nominale che è la grandezza che si andrebbe a determinare per legge non risolve il problema, restando un valore tabellare assoluto che però, in assenza di un contratto serio, è privato dei tanti istituti che compongono la retribuzione reale, come quattordicesima o welfare contrattuale. "Guardiamo con forte preoccupazione al dumping contrattuale dice il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli - un fenomeno che sta assumendo proporzioni sempre maggiori, soprattutto in alcune aree del Paese (nel Sud, ndr) e che mina le regole della concorrenza. C'è, dunque, bisogno di rafforzare la collaborazione con i sindacati, ma soprattutto di più attenzione da parte del governo a cui chiediamo un impegno concreto per impedire l'applicazione di contratti sottocosto".







