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Cristina Ravanelli

Per l'epidemiologo dell'Imperial College di Londra la grande minaccia per la nostra salute non è legata solo a eventi estremi (alluvioni, ondate di calore) ma alle conseguenze sull'alimentazione

«Il cambiamento climatico è una bufala». Così ha liquidato una delle questioni più urgenti dei nostri tempi il presidente Usa Donald Trump nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu. Eppure, ondate di calore, alluvioni e incendi sono situazioni che si ripetono con una frequenza tale da non poter essere più chiamate «emergenze». Con conseguenze, non solo sulla salute del pianeta, ma anche su quella dell’uomo. «Ci sono ripercussioni note collegate agli eventi estremi e ripercussioni indirette che la comunità scientifica ha appena cominciato a esaminare» spiega Paolo Vineis, epidemiologo e docente all’Imperial College di Londra, che affronta il tema durante Pianeta Terra Festival, manifestazione dedicata al green per immaginare un futuro sostenibile (a Lucca dal 2 al 5 ottobre; pianetaterrafestival.it). Professore, partiamo dalle situazioni estreme che abbiamo vissuto come le ondate di caldo che hanno colpito l’Europa quest’estate. Quali ripercussioni hanno avuto? «Come ha evidenziato il recente rapporto dell’Imperial College di Londra, l’aumento della temperatura ha causato oltre 1500 morti in più nelle 12 città europee prese in esame, tra le quali figurano Roma, Milano e Sassari. Parliamo di persone che senza quel caldo record non sarebbero morte».