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Ultimo aggiornamento: 14:56
Le malattie? Non sono fatti biologici isolati, ma anche il prodotto di determinanti sociali ed economici che espongono in modo diseguale le diverse classi sociali ai rischi ambientali, per primo il cambiamento climatico (oltre che ai rischi legati ai comportamenti). Eppure, nonostante anni di studi e di osservazioni sul campo, la situazione non cambia e le emissioni di gas serra aumentano. Il motivo, spiega Paolo Vineis, professore ordinario di Epidemiologia Ambientale presso l’Imperial College di Londra, autore – con Luca Savarino – del libro “Come sopravvivere alla crisi ambientale. Salute e diseguaglianze” (Cortina), non è scientifico ma politico, perché “l’attuazione delle soluzioni richiederebbe una trasformazione radicale dei rapporti di potere che governano il mondo”.
Partiamo dalla salute. Quali sono gli effetti della crisi climatica?
Gli effetti immediati sulla salute del cambiamento climatico si sono visti soprattutto per quanto riguarda gli eventi estremi, quindi temperature estreme, ondate di calore, inondazioni, siccità. Pensiamo all’alluvione di Valencia o all’incendio di Los Angeles. Ma gli effetti invece sul lungo periodo, che non sono visibili immediatamente, hanno cominciato a essere studiati solo negli ultimi anni.






