Fino a 750.000 dipendenti federali sospesi senza stipendio, compresi i soldati, migliaia di posti a rischio, interruzioni dei servizi nella sanità e nei trasporti, chiusura di parchi e musei, a partire dall'iconico Washington Monument sul National Mall.

E la Fed privata venerdì prossimo dei dati sull'occupazione, cruciali per decidere su un altro taglio dei tassi di interesse.

America nel caos per lo shutdown, il primo dopo quello di 35 giorni a fine 2018 sempre durante la presidenza Trump, il più lungo degli ultimi decenni.

Al Senato si prova un altro giro di voti, dopo i veti incrociati di martedì tra repubblicani e democratici per estendere sino al 21 novembre i finanziamenti al governo federale. Ma il primo tentativo è fallito. Le parti sono ferme nelle loro posizioni e si rinfacciano reciprocamente la responsabilità della paralisi, già pensando alle elezioni di Midterm del prossimo anno. "Credevano di poterci sopraffare senza neanche un minimo di consultazione...sediamoci e proviamo a raggiungere un accordo che protegga il popolo americano", ha commentato il leader dem al Senato Chuck Schumer, ribadendo le richieste del suo partito: estendere i crediti d'imposta per l'Obamacare, annullare i tagli a Medicaid (l'assistenza sanitaria per i meno abbienti) e ai media pubblici, impedire l'uso da parte di Trump di una "pocket rescission" per ridurre ulteriormente gli aiuti esteri. Il costo totale di queste disposizioni è previsto intorno a 1.000 miliardi di dollari, mentre circa 10 milioni di persone rischiano di perdere l'assistenza sanitaria a causa dei tagli a Medicaid e dei cambiamenti all'Obamacare. Senza l'estensione dei crediti d'imposta sui premi assicurativi, i prezzi delle polizze sanitarie aumenteranno per circa 20 milioni di persone. "Gruppi di interesse della sinistra radicale e membri democratici della sinistra radicale volevano uno scontro con il presidente, e così i democratici del Senato hanno sacrificato il popolo americano per interessi partigiani", ha replicato il leader dei repubblicani al Senato John Thune. Il suo partito accusa (falsamente) gli avversari di voler estendere la sanità ai migranti irregolari.