Chi temeva che lo shutdown potesse pesare sulle Borse, soprattutto dopo il miglior mese di settembre da 15 anni per Wall Street, può rilassarsi: il primo giorno di chiusura forzata degli uffici federali non ha impensierito nessuno. A muovere i mercati, più del braccio di ferro tra Democratici e Repubblicani, sono stati i deboli dati sul lavoro Usa che hanno rinvigorito le speranze di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve. Ma lo shutdown, da solo, non ha avuto grandi impatti: le Borse europee hanno chiuso tutte positive (Milano +0,83%, Francoforte +1,13%, Parigi +0,90%) e Wall Street ha volteggiato tra il più e il meno per tutto il giorno. Sono scesi a un minimo di 4,08% i rendimenti dei titoli di Stato Usa, per chiudere poi a 4,11%, ma solo per le rinvigorite attese di tagli dei tassi. Il dollaro si è mosso poco e l’oro ha toccato il nuovo record storico intorno a 3,900 dollari l’oncia. Ma in tutto questo lo shutdown è stato poco più di rumore di fondo. A dispetto del clamore mediatico e della retorica politica, per i mercati è stato poco più di nulla.
Le ragioni della calma
Borse e bond hanno reagito al primo giorno di shutdown senza alcun patema per vari motivi. Il principale, per dirla con le parole di Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte, è dovuto al fatto che ormai sono «vaccinati a questa pantomima». Non è la prima volta che l’America si chiude, non sarà l’ultima. Ma, in tutti i casi del passato, alla fine l’impatto economico è stato limitato e digerito subito dopo. Se si guardano tutti i casi di shutdown del passato, dal 1995 ad oggi, si scopre che Wall Street il primo giorno di chiusura degli uffici federali ha terminato la seduta mediamente poco mossa. Il dollaro - sempre nel primo giorno di shutdown dal 1995 ad oggi - ha leggermente guadagnato terreno e i rendimenti dei titoli di Stato sono rimasti stabili. Mercoledì questi ultimi sono invece scesi, smentendo il trend storico, ma - come detto - a muoverli al ribasso sono stati i dati negativi sul mercato del lavoro che hanno rinvigorito le speranze di tagli dei tassi Fed.









