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Ultimo aggiornamento: 19:14
Gli Stati Uniti sono entrati ufficialmente in shutdown, per la mancata approvazione della legge di bilancio. Significa un congelamento di parte dell’amministrazione federale, quella considerata non essenziale, il congedo senza stipendio per circa 750mila dipendenti pubblici, interruzioni dei servizi nella sanità e nei trasporti, chiusura di parchi e musei, a partire dall’iconico Washington Monument sul National Mall, l’obelisco simbolo della capitale federale Usa e meta di turisti. E la Fed privata venerdì prossimo dei dati sull’occupazione, cruciali per decidere su un altro taglio dei tassi di interesse. Non è la prima volta che gli Usa affrontano questa situazione: dal 1981 gli shutdown sono stati 14. Questo è il primo dopo quello di 35 giorni a fine 2018 sempre durante la presidenza Trump, il più lungo degli ultimi decenni. Ma segna una rottura rispetto al passato proprio perché la Casa Bianca minaccia piani di riduzione permanente della forza lavoro. L’impatto politico ed economico dipenderà dalla sua durata. Ma l’incertezza e il conflitto istituzionale aumentano la sfiducia dei cittadini nel governo.
Al Senato si prova un altro giro di voti, dopo i veti incrociati di martedì tra repubblicani e democratici per estendere sino al 21 novembre i finanziamenti al governo federale. Ma il primo tentativo è fallito. Le parti sono ferme nelle loro posizioni e si rinfacciano reciprocamente la responsabilità della paralisi, già pensando alle elezioni di Midterm del prossimo anno. “Credevano di poterci sopraffare senza neanche un minimo di consultazione…sediamoci e proviamo a raggiungere un accordo che protegga il popolo americano”, ha commentato il leader dem al Senato Chuck Schumer, ribadendo le richieste del suo partito: estendere i crediti d’imposta per l’Obamacare, annullare i tagli a Medicaid (l’assistenza sanitaria per i meno abbienti) e ai media pubblici, impedire l’uso da parte di Trump di una “pocket rescission” per ridurre ulteriormente gli aiuti esteri.











