Ai e difesaParla Mariarosaria Taddeo, professoressa di Etica Digitale e Tecnologie per la Difesa a Oxford: «Una tecnologia a costo dei diritti non è auspicabile»di Simona Rossitto1 ottobre 2025La polemica sull’AI Act è «indotta», perché non riguarda tanto la regolamentazione in sé, quanto la burocrazia, che va sicuramente snellita. Tuttavia, la regolamentazione è importante, perché una tecnologia, come l'intelligenza artificiale, che si sviluppa «a costo dei nostri diritti, probabilmente non è auspicabile». Ad affermarlo è Mariarosaria Taddeo, autrice di "Codice di Guerra. Etica dell’intelligenza artificiale nella difesa", professoressa di Etica digitale e tecnologie per la difesa all’Oxford Internet Institute dell’Università di Oxford e direttrice del Gruppo di Ricerca su Etica digitale e tecnologie per la Difesa britannico. Nell’intervista rilasciat all’Osservatorio GENerAzione AI, in collaborazione con Accenture, Taddeo sottolinea che è importante mettere in campo non solo una regolazione che limiti l’uso dell’AI, ma che incentivi anche gli investimenti. E a proposito del settore della difesa, che resta escluso dall’applicazione dell'AI Act, la professoressa invoca regole volte a tutelare i diritti umani e valori democratici.Professoressa, si dibatte molto sull’AI Act e, più in generale, sull’iper-regolamentazione europea dell’intelligenza artificiale, che secondo alcuni frenerebbe sviluppo e investimenti. È d’accordo?Penso che la polemica sull’AI Act sia in parte indotta, e non tanto sulla regolamentazione quanto sull’eccesso di burocrazia che ne deriva. Credo che regolamentare sia importante, non solo perché una tecnologia o una spinta economica che arrivino a scapito dei nostri diritti non sono desiderabili, ma anche perché la regolazione crea sicurezza nel mercato. E questo attira sia investitori sia innovazione tecnologica. Il punto, semmai, è che la regolamentazione europea è parziale: regoliamo per limitare i rischi, ma abbiamo visto finora uno scarsissimo approccio strategico per incentivare innovazione, tecnologia e investimenti europei nel settore. Quell’aspetto della regolamentazione andrebbe rafforzato.Le piccole e medie imprese italiane – che costituiscono la stragrande maggioranza del tessuto imprenditoriale – lamentano il fardello burocratico…L’aspetto burocratico va snellito, anche perché ai regolamenti europei si aggiungono le normative nazionali, creando un ecosistema complesso del quale, francamente, si potrebbe fare a meno. Ma snellire la burocrazia non è la stessa cosa che snellire la regolamentazione. Questo dovrebbe essere chiaro. Io non sono una giurista, ma penso che i processi possano essere ottimizzati, mantenendo i principi fondamentali. Da qui a dire che l’AI Act sia “contro l’innovazione”, però, ce ne corre . Anzi, io credo il contrario: l’innovazione è tale solo quando ci permette di vivere in società migliori e condurre vite migliori. Se non ci aiuta a raggiungere questi obiettivi, non è innovazione: è uno strumento di regresso. L’AI Act si applica a sistemi AI che pongono seri rischi alle nostre società. La Commissione si aspetta che tra il 5% e 15% dei prodotti AI sia classificabile come ad alto rischio. Per le aziende che li producono ci sono obblighi stringenti, per le altre le implicazioni sono minime se non nulle.