Giorgio Parisi, Geoffrey Hinton, Yuval Noah Harari ed Enrico Letta tra i firmatari di un appello all'ONU: servono linee rosse che l'intelligenza artificiale non può oltrepassare
Se i Paesi non riescono a mettersi d'accordo su cosa fare con l'intelligenza artificiale, devono almeno concordare su cosa l'AI non può fare. È la premessa di un appello firmato da oltre duecento persone — tra cui nove ex capi di stato e dieci premi Nobel — presentato da Maria Ressa, premio Nobel per la pace, durante l'80esima sessione dell'Assemblea Generale dell'ONU. Tra i firmatari ci sono Geoffrey Hinton e Yoshua Bengio, premi Turing e pionieri dell'intelligenza artificiale, il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi, il premio Nobel per l'economia Joseph Stiglitz, lo storico Yuval Noah Harari, scienziati di OpenAI, Anthropic e Google e politici come Yanis Varoufakis, l'ex premier Enrico Letta e l'ex ministra dell'Università e della Ricerca Maria Chiara Carrozza. L'iniziativa chiede un accordo globale entro la fine del 2026 su linee rosse da non oltrepassare.
I rischi dell'AI incontrollata«L'AI», si legge nell'appello, «ha un enorme potenziale per migliorare il benessere umano, ma l'attuale traiettoria di sviluppo comporta pericoli senza precedenti». Potrebbe presto superare le capacità umane e «amplificare minacce come pandemie ingegnerizzate, disinformazione diffusa, manipolazione delle persone su larga scala — inclusi i minori — rischi per la sicurezza nazionale e internazionale, disoccupazione di massa e violazioni sistematiche dei diritti umani». Il problema esiste già: «alcuni sistemi di AI avanzata hanno già manifestato comportamenti ingannevoli e dannosi, eppure a questi sistemi viene concessa un'autonomia sempre maggiore nell'agire e nel prendere decisioni nel mondo reale».






