Negli ultimi periodi le notizie intorno alla diffusione dell’intelligenza artificiale (AI) e delle sue applicazioni si suddividono sommariamente in due categorie: quella che ne evidenzia le novità e i relativi benefici e quella che, viceversa, mette in risalto le preoccupazioni, i rischi, le controindicazioni. Il risultato finale è un, ipotizziamo genuino, desiderio di risolvere il dilemma tra benefici e rischi ricorrendo alla regolamentazione. Questo approccio, tuttavia, dimentica spesso due elementi fondamentali: a) non siamo soli al mondo, non lo è l’Italia non lo è l’Europa; b) trasformiamo una sacrosanta necessità in una montagna di norme e costi che pone gli operatori fuori dal mercato e gli individui esclusi dalle potenzialità offerte dalle nuove tecnologie su molti aspetti della loro vita.
Regole, ma l’AI non va frenata
Sostituendo al ritardato allarme il procurato allarme, fermiamo qualcosa che alla fine faranno altri








