A Torino è in corso uno studio, chiamato Progetto Seneca, che si inserisce fra le numerose convenzioni che l’ufficio, oggi guidato dal procuratore Giovanni Bombardieri, ha stipulato nel corso del tempo con il Politecnico di Torino e con il Cini (consorzio universitario nazionale per l’informatica) per elaborare interventi che accrescano la sicurezza degli impianti. ’Seneca’ è uno studio finalizzato ad esplorare la possibilità di utilizzare gli ultimi ritrovati, tra cui l’intelligenza artificiale. Non si tratta, però, di chiedere al computer un consulto sulle indagini in corso o una previsione sull’esito di un processo: l’idea è quella di servirsene per archiviare e proteggere i dati, informatizzare il flusso dei documenti e formare il personale. Un filone, secondo quanto si è appreso, riguarda infatti anche l’Osint, le attività di raccolta di informazioni dalle cosiddette ’fonti aperte’ liberamente accessibili (giornali, siti internet, social media), per creare quella che viene definita una Base di conoscenza investigativa comune. A Milano l’Ordine dei Farmacisti di Milano-Monza Brianza e la Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Milano stanno sperimentando un chatbot che permetterà inoltre di snellire il lavoro degli uffici federali che ogni giorno ricevono numerosissime richieste di chiarimento dal territorio. L’assistente virtuale è ’addestrato’ per rispondere a quesiti su aspetti legali e professionali quali, ad esempio, formazione e obblighi Ecm, competenze professionali, incompatibilità, gestione dei presìdi. Dopo una prima una fase sperimentale che ha coinvolto gli Ordini dei farmacisti di Agrigento, Bari-BAT, Brescia, Gorizia, Milano-Monza Brianza, Pistoia e Torino, il tool è oggi pienamente operativo, con accesso diretto dai gestionali dei singoli Ordini. La collaborazione tra professionisti e università si aggiunge ai Proof of Concept che sono nati in azienda per provare a mettere a terra alcune delle promesse dell’intelligenza artificiale generativa e degli agenti intelligenti. Queste sperimentazioni nate internamente o sotto la guida di consulenti per verificare la fattibilità tecnica, operativa o commerciale di un’idea, progetto o tecnologia prima di investirci risorse su larga scala faticano a vedere la luce. Nonostante gli annunci da parte degli Ai provider come Microsoft, Ibm, OpenAI, Oracle, Google abbiano raggiunto in alcuni casi una cadenza quasi settimanali si fa fatica a mappare lo stato di avanzamento dei lavori di una tecnologia potente e trasformativa come quella dell’intelligenza artificiale. Come è successo anche in passato si procede in ordine sparso, i grandi investono di più, i piccoli aspettano. Nulla di strano. Ma da un po’ di mesi sondaggi, studi e ricerche sembrano ferme, continuano a dirci che tutto va bene, che c’è grande interesse da parte dei Cda e del managament e però che tutto cambierà e anche velocemente. La forma di questo cambiamento però non è affatto chiara. Conosciamo alcuni poc di successo ma non abbiamo indicatori dei vantaggi sui conti dell’azienda. Sappiamo per esempio che LLM specializzati in medicina generale come Dragon Copilot di Microsoft o Med-PaLM 2 progettato da Google per rispondere a domande mediche complesse hanno già raggiunto un livello di maturazione. Il tool di Big G per esempio ha raggiunto un’accuratezza dell’86,5% su domande in stile USMLE (United States Medical Licensing Examination), superando il livello di esperti umani in test clinici. Sappiamo che esistono da tempo numerose sperimentazioni in alcune strutture ma non sappiamo cosa succederà dopo. Ecco manca qualche previsione sul dopo. E questo genera giustamente un po’ di inquietudine perché una tecnologia poco trasparente di suo come l’Ai ha bisogno di grandissima trasparenza e rigore nel suo studio di impatto. Il passaggio dal chatbot all’Ai agent e quindi dagli modelli linguistici di grandi dimensioni a modelli che autonomente svolgono dei compiti per conto nostro, va ancora compreso più a fondo sotto il profilo occupazionale. Le ultime notizie che arrivano dagli Stati Uniti non promettono nulla di buono. L’allarme sui dipendenti licenziati da aziende “AI first” cominciano a delineare uno scenario meno lineare. Anche se i rapporti non danno giudizio univoci, l’intelligenza artificiale sta creando problemi sul lavoro ai giovani della generazione Z, in particolare per i ruoli tech. Gli Ai agent sono arrivati.