Non più solo semplici chatbot. La nuova frontiera dell’intelligenza artificiale si chiama IA agentica. Si tratta di sistemi capaci non solo di rispondere a domande o sintetizzare testi, ma di agire in autonomia, prendere decisioni, interagire con altri software, completare compiti complessi e adattarsi al contesto. Una tecnologia destinata a cambiare radicalmente i processi aziendali, la struttura stessa del lavoro e, di riflesso, il ruolo delle persone. Secondo due recenti analisi pubblicate dal World Economic Forum (Wef), l’intelligenza artificiale agentica si sta rapidamente imponendo come una “nuova forma di forza lavoro digitale”, in grado di svolgere funzioni simili a quelle dei collaboratori umani. Non si tratta solo di automazione, ma di un paradigma in cui software intelligenti operano in team virtuali, gestiscono una serie di compiti, si coordinano tra loro e apprendono nel tempo.

Nel nuovo scenario, chi guida un’impresa o un’organizzazione non dovrà solo gestire collaboratori in carne e ossa, ma imparare a coordinare squadre ibride, composte da persone e assistenti intelligenti. E questo comporta l’acquisizione di competenze manageriali inedite: dalla capacità di scrivere “prompt” efficaci (istruzioni chiare e mirate) al monitoraggio delle attività svolte dagli assistenti intelligenti, fino alla valutazione dei risultati prodotti da queste tecnologie. Serve anche una solida cultura dei dati e, soprattutto, un atteggiamento critico che permetta di verificare, validare, correggere.