Dopo i progressi ottenuti con le tecnologie di robot process automation e con gli strumenti l’intelligenza artificiale tradizionale e generativa, il prossimo salto evolutivo per le imprese italiane è rappresentato dall’AI agentica, e quindi sistemi autonomi in grado di pianificare, agire e adattarsi in modo proattivo, collaborando tra loro e apprendendo dai dati. È netta la convinzione di Eva Terni, Managing Director Insights & Data di Capgemini in Italia, e lo è in relazione a una precisa percezione. «Le imprese italiane – ha spiegato al Sole 24 Ore - stanno valutando se sviluppare soluzioni internamente o adottare modelli di mercato, in base al livello di personalizzazione richiesto, alla sensibilità dei dati e al vantaggio competitivo desiderato». Nonostante le nubi sollevate da alcuni analisti (quelli di Gartner nella fattispecie) in merito alle probabilità di insuccesso dei progetti di AI agentica, la strada è di fatto tracciata, anche se siamo solo all’inizio.
Minor oneri pari al 30%
Un recente rapporto di Capgemini Research Institute (“AI in action: How Gen AI and agentic AI redefine business operations”) conferma in proposito come l’intelligenza artificiale non sia più da considerare una sperimentazione da laboratorio, ma una leva già operativa per ridurre costi, aumentare l’efficienza e trasformare funzioni chiave come supply chain e procurement, finanza, risorse umane e customer service, con benefici attesi in termini di minori oneri operativi che oscillano intorno al 30%.






