Se Beatrice Venezi sarà o no all'altezza del compito lo diranno i fatti, non certo in modo preventivo orchestrali e melomani di sinistra, spalleggiati dagli intellettuali e dai giornali di riferimento

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Donna, giovane, bella, brava e di destra è in effetti un po' troppo per i sepolcri imbiancati e rancorosi della sinistra. La nomina di Beatrice Venezi a direttore del teatro La Fenice di Venezia sta diventando un caso nazionale, al momento secondo solo al caso Gaza. Tra annunci di scioperi, disdette di abbonamenti e minacce sindacali, la protesta si espande in tutta Italia e non si esclude che una Flotilla di musicisti e intellettuali, ovviamente antifascisti, presto faccia rotta sulla laguna per portare aiuti umanitari ai resistenti asserragliati nel teatro e rompere il blocco politico creato dal centrodestra a difesa della nomina. Siccome non si può dire che la signorina non è adeguata in quanto di destra, sostengono che non sia brava, come se tutti i direttori d'orchestra nominati in passato dalla sinistra fossero una reincarnazione di Toscanini. Io non me ne intendo di musica - sono fermo ai Pooh -, ma ne capisco abbastanza di emarginazione e dileggio di tutto ciò che non è di sinistra (sull'argomento ho scritto pure un libro documentato). Quindi mi limito a dire: se Beatrice Venezi sarà o no all'altezza del compito lo diranno i fatti, non certo in modo preventivo orchestrali e melomani di sinistra, spalleggiati dagli intellettuali e dai giornali di riferimento. Certo, la direttrice dovrà avere la forza di resistere a una protesta che si annuncia dura e lunga. Può farcela, c'è un precedente illuminante. Correva l'anno 1989, un giovane giornalista scapestrato di nome Vittorio Feltri venne nominato a sorpresa direttore del prestigioso settimanale Europeo che si trovava a navigare in cattive acque. La redazione, un covo di comunisti tipo La Fenice, entrò in sciopero: Feltri - sostenevano - non ha i requisiti professionali e politici per un ruolo così importante. Fu lo sciopero più lungo della storia, due mesi filati. Quando Feltri riuscì a mandare in edicola il giornale fu un successo clamoroso: l'Europeo triplicò le vendite e superò il rivale Espresso. E anche Feltri spiccò il volo, diventando il direttore più di successo del suo tempo.