Con l'assist di Robert De Niro nei panni del capo della Fcc Brendan Carr, Jimmy Kimmel è tornato trionfalmente in onda difendendo la libertà di parola e attaccando Trump.
Ma il presidente non molla la presa, e ora minaccia di portare Disney e la Abc in tribunale per milioni e milioni di dollari accusando il comico di essere un "megafono" dei Dem.
"Non posso credere che fake news Abc gli abbia ridato il posto", ha tuonato il tycoon su Truth: "Faremo uscire Abc da questa situazione. Mi hanno dato già 16 milioni di dollari, stavolta sembra più redditizio", ha proseguito, accusando lo show di Kimmel di essere l'equivalente di "una importante donazione illegale alla campagna Dem": il presupposto dunque di una seconda azione legale dopo quella patteggiata in dicembre e l'altra, per ora fallita, contro il New York Times in quanto "portavoce del partito democratico di sinistra radicale".
Accolto in studio da un fragoroso applauso - "Come dicevamo la scorsa settimana prima di essere interrotti...", ha esordito - nel monologo Kimmel ha difeso il diritto del comico alla libertà di espressione, invocando gli idoli della sua adolescenza (Howard Stern e David Letterman) e i grandi della satira politica da George Carlin a Lenny Bruce. In un parziale mea culpa, Jimmy ha preso le distanze dal controverso monologo di lunedi' scorso in cui aveva collegato l'assassino di Charlie Kirk all'universo Maga: "Non è mai stata mia intenzione scherzare sull'omicidio di un giovane. Non è mai stata mia intenzione dare la colpa a un gruppo specifico per le azioni di un individuo chiaramente instabile", ha detto trattenendo le lacrime ed elogiando la vedova Erika Kirk per aver perdonato il killer.















