È donna, ha più di 51 anni e ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Chiede di poter assistere la prole malata o di avere una riduzione di orario. Chiede un permesso legato alla legge 104 ma l’azienda non le concede niente di tutto ciò. È l’identikit dell’utente che si rivolge maggiormente ai quattro punti di ascolto anti mobbing del Friuli Venezia Giulia. Ieri a Trieste le rispettive responsabili hanno tracciato il bilancio dell’attività svolta nel primo semestre dell’anno in corso. Da gennaio a giugno gli accessi registrati sono stati 341 con Udine maglia nera (147 utenti) seguita da Gorizia (70), Trieste (63) e Pordenone (61). «Il lavoro è sinergico – ha sottolineato l’avvocato Teresa Dennetta che è referente dei punti di ascolto anti mobbing di Udine e Gorizia – siamo una squadra e ciò che ci accomuna è l’accoglienza che reputiamo fondamentale per garantire la qualità dell’accesso».
Sono ancora una volta le donne quelle più vessate in ambito lavorativo, il 67 per cento contro il 33 per cento rappresentato dagli uomini che «evidentemente hanno più difficoltà a chiedere aiuto o arrivano a situazione molto compromessa». Le donne, in generale, sono quelle più vessate in tutte le fasce d’età ma soprattutto dai 51 anni in poi e in età di maternità. Nel 28 per cento dei casi lavorano nel settore pubblico, nel 72 per cento in quello privato. Le cause del disagio lavorativo sono legate al fattore socio anagrafico nel 32 per cento dei casi, a mutamenti aziendali (21 per cento), a richieste fatte dalla persona (20 per cento) e ad assenze prolungate/congedi. Ma chi è il mobber? Nel 52 per cento dei casi è uomo (nel 48 per cento è donna) e nel 75 per cento dei casi è il superiore gerarchico o datore di lavoro che arriva ad osteggiare e ad invogliare la lavoratrice a lasciare il luogo di lavoro.







