Non è mai stata nominata coordinatrice della polizia locale pur avendo vinto un concorso nel 2021. Ha subito richiami anche con termini coloriti sulla qualità del suo lavoro a partire dal 2007 quando è stata assunta a tempo indeterminato dal Comune di Trento con la qualifica di agente di categoria C. Ha subito anche un demansionamento, passando da vigile di polizia giudiziaria ad agente di prossimità in un quartiere di Trento. Un calvario durato ben 18 anni, tanto che la psicologa della dipendente comunale parla senza mezzi termini di «un deterioramento dell’equilibrio psicofisico di Anna (nome di fantasia)». Ora la cinquantunenne vuole giustizia. Ha depositato un ricorso alla sezione lavoro del tribunale di Trento preparato dal suo legale, Zeno Perinelli e chiede 102mila euro di risarcimento danni al Comune anche per le condotte di mobbing subite dalla sua cliente. La pretesa si basa sull’inadempimento contrattuale consistita nella mancata promozione a coordinatrice e la violazione degli obblighi di buona fede operata dall’amministrazione. Il risarcimento, scrive ancora l’avvocato nel ricorso lungo dieci pagine, «è fondata sulla differenza di retribuzione fra l’attuale percepita da Anna e quella prevista per il coordinatore della polizia locale».