Già: per Gaza. Ed è qui che la vicenda precipita nel ridicolo e nello scandaloso. Se in Italia si indice uno sciopero generale «per Gaza» e non si è mai scioperato per il 7 ottobre 2023 - la mattina in cui Hamas ha massacrato, bruciato, mutilato, rapito- il messaggio è chiarissimo: quelle vite non contano. Non uno sciopero per i missili di Hezbollah dal Libano, non per i droni e i missili dell’Iran, non per i razzi degli Houthi che bloccano rotte e porti e fanno impennare i costi di chi lavora davvero. Per colpire Israele, invece, eccoci pronti, bandiere al vento e slogan prefabbricati. È l’ipocrisia elevata a programma. Questo «long weekend» travestito da sciopero non c’entra nulla con i diritti sociali: è un atto politico di conio malvagio, mirato a una cosa sola, marcare l’ennesimo cartellino dell’ideologia anti-israeliana. I lavoratori diventano comparse, i cittadini utenti pagano i disagi, il Paese perde produttività, e qualcuno si regala il ponte. Il sindacalismo vero è un’altra cosa: risolve problemi concreti, tratta, firma, verifica. Qui, invece, si sfrutta il potere di fermare i servizi per urlare il proprio tifo geopolitico, spacciandolo per coscienza civile.