Cercare funghi, che passione. Però attenzione, per favore, che solo in Piemonte si contano almeno tre morti in 24 ore. L’annata, d’altronde, è da record. I sempreverdi porcini: grande classico delle tavole autunnali, piacciono a tutti, ma proprio per questo sono un filino troppo blasonati. La scoperta dei finferli: belli gialli, succosi, ottimi col sugo, ancor di più in bianco (aglio, sale, olio e pepe), assai più versatili, il vero intenditore si riconosce qui. Gli snobbati chiodini: sempre in gruppo (quindi il piatto è assicurato), leggermente terrosi però dal gusto intenso, chi non li ha ancora provati nella zuppa non sa cosa si perde. E poi prataioli, mazze di tamburo, sanguinelli, russoli, trombe dei morti (che poi sono commestibilissimi, specie con la panna) e leccini. Questo è il settembre dei funghi.
Un po’ per il tempo (niente toglie alla gravità del cambiamento climatico, ma almeno su questo, noi selvatici del bosco d’autunno ringraziamo), un po’ perché va a stagioni: la pioggia alternata al caldo d’agosto, le temperature estive di adesso, lassù, in quota, ma anche più in basso, a fondovalle, fatica vuota e pancia piena, scarponcini e sacchetto (rigorosamente forato). Unica noia, doverli pulire: ché è un lavoraccio di fino, roncola e spazzolino, sotto le spore incrostate, per mangiar bene tocca penare.










