C’è una comunità che con le prime piogge di fine estate si rimette in moto all’alba, cestino di vimini alla mano, scarponi ai piedi e coltellino in tasca. È l’Italia che va a funghi, un rito che intreccia gastronomia, natura, pazienza e memoria. La scena è sempre la stessa: boschi umidi di brina, silenzi interrotti dal fruscio delle foglie, la luce radente che fa brillare i cappelli dei porcini.

Oggi a questo rito si aggiunge uno sguardo nuovo. I funghi vengono considerati sempre più spesso «la carne del futuro», per il loro contenuto proteico, la leggerezza e la sostenibilità ambientale. Cresce inoltre un fenomeno turistico dedicato, il turismo micologico, che porta migliaia di persone a scegliere mete e soggiorni in base alla possibilità di raccogliere e cucinare porcini, ovoli e finferli. Dalle Alpi alla Sicilia, i boschi italiani sono una destinazione privilegiata per chi vuole vivere questa esperienza, in cui la raccolta diventa occasione di scoperta del paesaggio e della cucina locale.