Inventare materiali che spostano i confini delle tradizionali superfici ceramiche. Sperimentare nuove texture, decori e performance, integrando l’intelligenza artificiale a livello progettuale e produttivo, anche in un’ottica di filiera, per aumentare la resilienza dell’intero settore. La nuova edizione di Cersaie, dal 22 al 26 settembre, è un manifesto dell’inventiva italiana, in un contesto che richiede innovazione continua per confermare di anno in anno il primato del Made in Italy sull’alto di gamma. Questo in una stagione complessa, fra costi energetici, normative ambientali più stringenti e concorrenza di giganti extra-Ue, India in testa.

Proprio perché il comparto affronta sfide globali –che vanno dalla scarsità di materie prime alle pressioni normative, passando per la volatilità dei mercati e i rischi geopolitici – è fondamentale lavorare in un’ottica multidisciplinare. Ciò che si propone di fare Volt (Viability for circuLar manufacturing), il progetto di ricerca industriale e sviluppo sperimentale promosso da Gresmalt Group come azienda capofila, Sacmi e Zschimmer & Schwarz Ceramco, in collaborazione con l’Università di Pavia e l’Università di Brescia e co-finanziato dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, che terminerà a dicembre 2026. «Il focus non è tanto un’innovazione di processo, ma di strategia», racconta Alessandra Salvarani, Chief Esg officer e vicepresidente di Gresmalt. «Il primo obiettivo è garantire la continuità aziendale in un momento di grande incertezza geopolitica e lo strumento che stiamo validando in azienda è un digital twin , un modello di simulazione che di solito viene applicato su macchinario o su linea di produzione, e che quisi estende all’intera catena di approvvigionamento, integrando dati su ambiente, società, economia e tecnologia, per implementare funzioni predittive». Alla base c’è un database georeferenziato che contiene 881 siti di estrazione di materie prime in Europa – di cui più della metà in Italia, e la messa a punto di strumenti per tracciare la carbon footprint lungo tutta la filiera, anche per gli additivi chimici. Sul futuro, Salvarani anticipa uno sviluppo verso il cognitive manufacturing: «Il salto di qualità dell’IA non sarà nel prevedere, ma nel generare: oggi trasformiamo dati in informazione e conoscenza, domani la fabbrica penserà e agirà, grazie a un’intelligenza non più puntuale, ma distribuita che crea il futuro nel presente».