L’Etna continua a imporsi come laboratorio del vino italiano, un territorio che nonostante le difficoltà generali del comparto mostra numeri e dinamiche di grande vitalità. A dirlo è Maurizio Lunetta, direttore del Consorzio Etna Doc, che a conclusione degli Etna Days ha fatto il punto per “Il Gusto”, su un percorso in costante trasformazione. “Essendo una piccola denominazione che si rivolge a un target medio-alto, non abbiamo subito il calo di vendite che si registra altrove. Abbiamo scelto la strada della prudenza, limitando la crescita della superficie già nel 2021, per preservare quantità e qualità. È una strategia di lungo periodo, non una risposta contingente”.
Tanti giovani
Maurizio Lunetta
Il 2023 ha segnato una vendemmia tra le più difficili della storia recente, fra peronospera e caldo tropicale, con un -42% di uve, ma il 2024 ha riportato ossigeno con un rimbalzo del +69,7% e oltre 58 mila ettolitri di vino rivendicabile. “Siamo arrivati a quasi 6 milioni di bottiglie prodotte nel 2024. Il 2025 sarà fantastico, in linea con una qualità che si preannuncia eccellente grazie a un’annata regolare e alle escursioni termiche che danno complessità aromatica”. Una crescita strutturale che in dieci anni ha visto i viticoltori passare da 203 a 474, con la superficie rivendicata più che raddoppiata, arrivata oltre i 1300 ettari. Numeri che raccontano di un fermento costante e di un tessuto produttivo sempre più diffuso. “Inizialmente sembrava una corsa all’oro, oggi c’è un grande equilibrio. Registriamo l’ingresso di tanti giovani e tante donne, la ricchezza di un territorio è anche questa. Il vino è fatto da persone diverse, ed è giusto che esprima interpretazioni diverse”.








