L’Etna nel calice che non smette di raccontare storie appassionanti di grandi viticoltori è andata in scena nella diciassettesima edizione di Contrade dell’Etna, appuntamento ormai centrale per leggere lo stato di salute della denominazione. La manifestazione nasce nel 2008 da un’intuizione di Andrea Franchetti, il produttore che per primo comprese quanto le contrade del vulcano potessero diventare una chiave di lettura territoriale simile ai climat della Borgogna. L’idea originaria era quella di riunire i vignaioli dell’Etna e mettere al centro il vino, scrivendo la geografia del vulcano. Oggi è diventato un evento di successo capace di raccontare il vulcano anche ai non addetti ai lavori.
L’edizione 2026 si è svolta a Randazzo con numeri che confermano la maturità del progetto. Quasi cento cantine presenti, circa tremila bottiglie stappate e oltre quarantacinquemila assaggi nelle due giornate dedicate al settore. Durante la conferenza inaugurale il presidente del Consorzio Etna Doc Francesco Cambria ha insistito su un punto preciso: il vino del vulcano attraversa una fase di consolidamento. La denominazione ha trovato un’identità riconoscibile e oggi lavora sul valore delle bottiglie, sulla reputazione dei territori e sulla capacità di raccontare con precisione le contrade. Il modello Etna continua a crescere grazie a un equilibrio tra tradizione agricola e visione imprenditoriale, con un ruolo sempre più forte della ristorazione e dei mercati esteri.






