Un’etichetta che cambia volto, una data che segna il passo: entro il 2026 l’Etna potrà brindare alla fascetta Docg. A dirlo è Francesco Cambria, presidente del Consorzio Etna Doc, che durante gli Etna Days ha raccontato in esclusiva a Il Gusto il percorso e le sfide del territorio. Inevitabile parlare di dazi, mercati e prospettive, ma anche di controlli e accoglienza e di giovani produttori che oggi fanno davvero squadra. Una chiacchierata “a piede franco” che fotografa il secondo mandato di un presidente che dal giorno del suo insediamento non si è fermato un attimo: zonazione, nuove mappe, denominazione e in questi giorni anche nuova sede.

Francesco Cambria, pare che non si sia annoiato in questi anni di presidenza.

“Direi proprio di no. Dall’inizio del mio mandato avevo chiari alcuni obiettivi: avviare il percorso verso la Docg, portare avanti la zonazione, aggiornare le mappe e rafforzare l’immagine dell’Etna nel mondo. Il nostro è un collettivo straordinario, guidato anche dal lavoro del direttore Maurizio Lunetta. Solo una grande squadra può porsi grandi obiettivi e noi li stiamo raggiungendo. Anche la nuova sede, ultima solo in senso temporale, rappresenta un segnale concreto di apertura. Da settembre siamo a Piedimonte Etneo, all’interno del “Vecchio Museo della Vita e del Vino” che il Comune ci ha concesso. Non è solo un ufficio, ma diventerà un vero punto di riferimento per i winelovers: un infopoint con le nuove mappe dell’Etna Doc divise per versanti e contrade, l’elenco delle aziende aperte all’accoglienza, tutte le informazioni per chi vuole visitare le cantine. È un modo per avvicinare non solo i turisti stranieri ma anche per chi abita nelle zone limitrofe. Prima il contatto era soprattutto tra consorzio e produttori, oggi invece apriamo le porte ai consumatori, offrendo servizi diretti e un’immagine più viva della denominazione”.