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Niente slogan, niente polemiche a buon mercato, niente speculazioni politiche a basso costo. Restiamo ai fatti, che negli ultimi dieci anni raccontano una verità nuda e cruda: le figure politiche di destra, in tutto il mondo, sono state più volte bersaglio di violenza e di inchieste giudiziarie assai discutibili che hanno inciso profondamente sulle loro carriere, nonché sull’esito di numerose tornate elettorali. Tutto ciò è vero, clamorosamente vero e, va detto, drammaticamente vero. Adesso mettiamo in fila nomi e date: vedrete che non c’è proprio niente su cui scherzare o fare polemiche “sinistre”.

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Cominciamo dagli attentati. Stati Uniti, 14 giugno 2017: Steve Scalise, leader repubblicano alla Camera, viene ferito gravemente da un estremista di sinistra durante un allenamento di baseball. Brasile, 6 settembre 2018: Jair Bolsonaro, allora candidato alla presidenza, sopravvive a una coltellata che lo costringerà a più interventi chirurgici. Germania, 2 giugno 2019: Walter Lübcke, cristiano-democratico, viene assassinato davanti a casa da un estremista di destra, segno che l’odio politico colpisce anche all’interno dello stesso campo. L’elenco non si ferma. Giappone, 8 luglio 2022: l’ex premier Shinzo Abe cade sotto i colpi di arma da fuoco di un attentatore solitario. Stati Uniti, 13 luglio 2024: Donald Trump è ferito di striscio a un comizio in Pennsylvania (si salva per un centimetro o poco più). Due mesi dopo, 15 settembre, un nuovo tentativo contro di lui in Florida, sventato in extremis. Germania, estate 2025: sette candidati locali dell’AfD muoiono in poche settimane, per cause naturali secondo la polizia, mala coincidenza scatena sospetti e speculazioni amplificate da Alice Weidel e perfino da Elon Musk. Colombia, giugno 2025: Miguel Uribe Turbay, senatore del Centro Democrático, cade sotto i colpi di un sicario e muore ad agosto. Stati Uniti, 10 settembre 2025: Charlie Kirk, fondatore di Turning Point USA, è ucciso durante un discorso in un’università dello Utah. I nomi e le date sono lì a ricordarci che la violenza politica non è un fantasma. E il dato di fondo è chiaro: la gran parte delle vittime appartiene al mondo conservatore o sovranista. È un trend globale, che attraversa continenti e regimi politici differenti.