"Mala tempora currunt", corrono brutti tempi, abbiamo pensato quando Putin ha attaccato l'Ucraina. Oggi, però, mentre in Europa si alza la tensione con Mosca per i droni russi nei cieli di Polonia e Romania e la Nato alza in volo i suoi jet per sorvegliare il fronte orientale, il timore è che "sed peiora parantur", se ne preparino di peggiori. L'inimmaginabile, dunque, si è fatto quasi palpabile, e ha il colore plumbeo della paura che la guerra possa allargarsi tanto da coinvolgere il nostro Paese. Secondo i dati analizzati da Demos per l'Osservatorio sul Nord Est del Gazzettino, oggi è complessivamente il 60% degli intervistati a dichiararsi molto (35%) o abbastanza (25%) preoccupato che nei prossimi mesi il conflitto armato arrivi a toccare anche l'Italia.
D'altra parte, nella Guerra Fredda il confine est/ovest che separava l'Occidente dall'area di influenza comunista correva lungo le alpi orientali. Il Nord Est, dunque, era in prima linea, e anche per questo Veneto e Friuli-Venezia Giulia sono caratterizzati da una certa presenza di presidi militari statunitensi e a servizio dell'Alleanza Atlantica di primo piano: dalla base aerea di Aviano (Pordenone) alla Caserma Ederle-Camp Del Din di Vicenza, passando per il presidio Nato di Motta di Livenza (Treviso), sono circa 8.000 i militari presenti solo in queste regioni.












