Mohammed Aiamarin non parte. Anche se dice che «il mio cuore si è quasi fermato» per il rumore delle bombe esplose a qualche centinaia di metri dalla sua tenda picchettata sulla spiaggia. Non lascia Gaza City perché «non ci sono zone sicure, e l’occupazione mente. L’esercito israeliano bombarda ovunque, quindi cosa cambia?».
Gaza City, la marcia della disperazione: «È la quarta volta che lascio la mia casa. Migliaia di dollari per scappare e 8 ore per fare 15 chilometri, siamo come fantasmi»
Chi rimane sotto le bombe: «Tanto non ci sono posti sicuri. Mai avuto così tanta paura»













