La strada costiera Al-Rasheed Street è l'unica via di comunicazione tra Gaza City e la zona centrale e meridionale della Striscia.
Da 10 giorni è piena di persone che corrono per salvarsi la vita, in fuga dai pesanti bombardamenti sulla città, prima con le bombe dal cielo poi con l'invasione dell'artiglieria israeliana.
Pochi possono permettersi un mezzo: il carburante scarseggia e costa 20 volte di più del solito. E l'affitto di camioncini e auto è volato alle stelle. Su quella strada, teatro di attacchi di cecchini che hanno ucciso centinaia di famiglie ed è stata distrutta da carri armati e granate, sono tutti in fila. I più fortunati con carretti, vecchie auto, camion, biciclette. Ma la maggior parte delle famiglie vanno a piedi, trascinando quel poco che possono portare, in un viaggio che molti bollano come "il giorno del giudizio". Israele ha annunciato l'apertura temporanea di un'altra strada per andare a sud, l'arteria centrale Salah al Din, ma la via costiera Al-Rasheed, resta quella dove transitano le migliaia di sfollati che sfuggono alla morte a Gaza City. Ci vogliono circa 10 km per raggiungere la zona centrale, per le famiglie con bambini e anziani: "E' il viaggio più terribile che abbiamo mai affrontato", racconta Yasmine Salem, mamma di 4 figli che ha perso il marito nel primo mese di guerra, mentre la figlia maggiore è rimasta gravemente ferita quando l'esercito israeliano ha preso di mira la casa vicina. Ha dovuto camminare fino alla zona centrale, ha fatto portare a tutti in famiglia uno zaino e spingere un carrello della spesa: "Ci sono volute 12 ore per raggiungere la zona centrale, dove ancora non abbiamo idea di dove alloggeremo", racconta.













