C’è chi si porta via travi, mobili, divani. Qualcuno una chiave, il simbolo di quella porta che forse non riaprirà mai più. Prendono la via per il sud sotto il sole, tra la sabbia, con il mare sulla destra. Per molti sarà una lunga marcia a piedi. Per altri, quelli che hanno i soldi per il trasporto, saranno 20 o 30 chilometri altri vecchie automobili malridotte o su calessi trainati da muli sempre più stremati. È l’esodo da Gaza. La fuga dall’assedio mentre i carri armati e la fanteria israeliani iniziano a circondare la città in vista dell’assalto finale.
«Siamo circondati dai carri armati, oramai sappiamo che il nostro destino è segnato», racconta Dana, di 27 anni, sfollata da Jabaliya, «ci lanciano volantini con ordini di evacuazione, sentiamo le bombe sempre più vicine… non ci resta altro che andarcene». Per la giovane palestinese, non c’è altro da fare. Con la sua famiglia è riuscita a prendere le ultime cose e caricarle su una vecchia auto. «È una sofferenza immensa, ma non possiamo morire sotto le bombe» spiega Dana. E le bombe, adesso, iniziano a diventare ogni giorno più insistenti.
Ieri l’Idf ha raso al suolo altri quattro grattacieli, le “torri” di Hamas, prendendo di mira anche l’Università islamica di Gaza. Per Israele, quegli edifici venivano usati come ventri di comando e per osservare gli spostamenti delle truppe dello Stato ebraico. E il terrore adesso corre tra le tende. «Mia figlia si è svegliata la scorsa notte guardando i razzi nel cielo», racconta Hadi, 40 anni, anche lui sfollato. «È spaventata. Ormai è abbastanza grande per capire di vivere in un inferno», spiega il papà di Alma. «Ho preso un accordo con un mio parente che partirà verso sud nei prossimi giorni. Porterà in macchina le mie due bambine e alcune cose, quelle essenziali. Io e mia moglie andremo a piedi e porterà sulle spalle borse e altre cose. Ci rivedremo lì, sperando di sopravvivere». E quello che lo inquieta di più è che per lui, tutto questo non è ancora finito né finirà. «Israele purtroppo ha distrutto e distruggerà Gaza, ma non distruggerà Hamas» ammette con frustrazione. «Si sono radicati tra la gente e le persone qua odiano l’Autorità nazionale palestinese» dice Hadi, «anche se Hamas non governerà più Gaza, l'influenza e l'eredità di questo movimento rimarrà nella Striscia e saranno un incubo per gli israeliani come per noi palestinesi innocenti». «Dovete credermi, ci vorranno anni per distruggere Hamas» gli fa eco Mohammad, «hanno migliaia di combattenti, hanno giovani disperati, gente che ormai non ha nulla perdere e soldi per corrompere. Se scompare da qui, ricomparirà altrove». E secondo Haaretz, qualche dirigente del gruppo sta già facendo di tutto per andare via dalla Striscia, tra cui il ministro Mohammad al-Madhoun, la famiglia di di Ismail Ashqar, a capo della commissione Esteri e Sicurezza di Hamas.













