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15 SETTEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 7:58

Il villaggio palestinese di Deir Ballut si trova in Cisgiordania, a 40 chilometri dalla città di Nablus. Ci vivono poco meno di 4mila persone, in gran parte agricoltori. Qui in un solo giorno, le autorità israeliane hanno confiscato 642 ettari di terreno. “Quando abbiamo ricevuto l’ordine di sradicare i nostri ulivi siamo rimasti sbalorditi. Qui era un paradiso” racconta Khitam, un’abitante del villaggio. “Questa terra e questa patria sono tutto ciò che ho, non posso abbandonarle”. La sua voce è una delle tante testimonianze che Oxfam, insieme ad altre decine di organizzazioni umanitarie, ha raccolto in Cisgiordania per denunciare l’impatto dell’occupazione israeliana sulla popolazione palestinese e insieme chiedere all’Unione europea e al Regno Unito di vietare gli scambi commerciali con gli insediamenti illegali (QUI SI PUO’ ADERIRE ALLA CAMPAGNA).

A sostegno dell’appello, le organizzazioni hanno diffuso un report dettagliato che fotografa, con un’ampia raccolta di dati, voci e grafici, il modo in cui viene distrutto il potenziale economico delle comunità palestinesi e la loro capacità di sostentamento. Dall’aumento degli espropri e delle demolizioni, al controllo delle risorse idriche, fino all’aumento del numero di checkpoint che rende impossibile gli spostamenti e ostacola il movimento delle merci. Il tutto incentivato dal governo di Tel Aviv e con investimenti di imprese e istituzioni finanziarie estere (QUI IL DOCUMENTO INTEGRALE). I risultati sono agricoltori palestinesi privati della loro terra, frutteti e ulivi cancellati, mercati chiusi e una disoccupazione alle stelle.